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Megaupload down, sito sotto sequestro dall’FBI, provvedimento definitivo?

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Megaupload chiuso da 2 giorni, in contemporanea con la protesta di Wikipedia e un’ondata di sconcerto telematico

Certamente molti se ne saranno accorti prima che una valanga di notizie si diffondesse online: Il sito Megaupload.com è stato sequestrato (e di conseguenza anche Megavideo) dalla procura statunitense, dopo 7 anni (2005 data di fondazione), con l’accusa di aver causato un danno monetario pari a 500 milioni di dollari alle industrie cinematografiche e discografiche per via dei suoi molteplici contenuti contro le leggi del copyright.

Il fondatore di Megaupload, Kim Schmitz (37enne di origine tedesca), è stato arrestato, insieme ad altre sei persone, nella sua residenza ad Auckland (Nuova Zelanda) e stando a voci nel web rischia 50 anni di carcere. Nel sito CNN.com si legge che diversi hacker di tutto il mondo si sono subito mobilitati contro i provvedimenti governativi per Megaupload: “Hacktivisti”, un collettivo che agisce sotto il nome di Anonymous, hanno rivendicato l’attacco al sito del Dipartimento di Giustizia statunitense, l’FBI e altri siti web di società e intrattenimento.

Megaupload ha decine di cloni e anche diversi “fratelli maggiori” in quanto ad età, perché è stato preso di mira proprio questo sito? La risposta è quasi ovvia, essendo il 13mo sito più visitato al mondo e surclassando quindi tutti gli altri della stessa tipologia in quanto a semplicità d’uso e velocità nei download, rappresenta la scelta numero 1 degli utenti di tutti il mondo del file sharing.

In questi giorni Wikipedia, l’enciclopedia libera che tutti abbiamo apprezzato ed utilizzato negli ultimi anni, sta portando avanti una protesta, che viene segnalata in ogni pagina dello stesso sito, contro SOPA (Stop Online Piracy Act) e il neo collega PIPA (Protect IP Act). Questo per contrastare la proposta di legge di Lamar S. Smith, coniatore di SOPA, presentata alla camera degli USA, la cui approvazione limiterebbe enormemente la libertà e l’uso di internet sia per i webmaster che per gli utenti navigatori. Al momento il web si sta agitando per tentare di frenarne l’approvazione, qualche obiettivo è stato raggiunto, dopo Wikipedia anche il fondatore di Facebook si è fatto sentire e tanti altri nomi noti nel mondo di internet.

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